Con il prendere piede della medicina estetica, negli ultimi anni sono aumentati anche i professionisti che propongono questo tipo di trattamenti e percorsi. Ma prima ancora, ad aumentare sono state le richieste dei pazienti che, per un motivo o per l’altro, si sono ritrovati ad entrare in un centro di medicina estetica.

Un concetto (che spesso viene però ignorato) è che davanti alle richieste del paziente, il medico possa tranquillamente rifiutarsi di svolgere la procedura richiesta.

E quando questo capita, può portare con sé qualche malcontento del paziente che sperava di aver finalmente trovato la soluzione ai propri difetti.

In questo articolo ti spiegherò come in realtà un “no” rappresenti una grande dimostrazione di professionalità.

A volte la voglia di eliminare un difetto porta ad amplificare (in positivo) il risultato che ci si aspetta, spesso con un singolo trattamento. Grazie ad internet è possibile informarsi in anticipo sulle opzioni che la medicina estetica offre, e quindi si arriva alla prima visita con le idee abbastanza chiare sulla richiesta.

Però, perché c’è sempre un però, spesso non si hanno le idee chiare sulle reali indicazioni di trattamento e sulle tempistiche/numero di sedute necessarie a raggiungere tale risultato. E su questo punto, solo il medico può avere l’ultima parola.

Il perché del paziente

È inoltre molto importante, prima di qualsiasi trattamento, capire le reali motivazioni che spingono il paziente a contattare lo studio e assicurarsi che il percorso estetico proposto sia compreso dal paziente fino in fondo.

Ecco alcuni esempi di motivazioni errate che spingono i pazienti a richiedere un trattamento estetico:

–           Aspettative irrealistiche, come voler sembrare nuovamente 20enni;

–           Forte disagio psicologico e dismorfofobia, ossia situazioni che la sola medicina estetica non può curare ma nelle quali il paziente vede una soluzione miracolosa. Puntualmente il risultato è quello di nuova frustrazione e non accettazione del risultato.

–           Voler assomigliare a qualcun altro, o ad un “modello” che viene proposto ad esempio su Social Network o riviste: è ovvio che ogni epoca ha dei canoni di bellezza differenti, ma non bisogna dimenticarsi della propria unicità e al massimo valorizzarla, non stravolgerla.

Per questi motivi, un “no” in alcune situazioni deve essere accettato come il miglior consiglio terapeutico possibile.

Bisognerebbe anzi diffidare da chi acconsente a occhi chiusi senza offrire il giusto tempo a capire necessità e motivazioni che spingono a voler intraprendere un determinato percorso, perché spesso l’unica motivazione alle spalle può essere il guadagno economico, al di là della bravura oggettiva nell’eseguire un determinato trattamento.

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Redatto in via esclusiva per il portale Voglio Essere Me.