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Cervicale o cervicalgia? Come si chiama quel fastidioso dolore al collo che spesso si associa al mal di testa e non ci dà tregua? La risposta corretta è cervicalgia!

La cervicale, infatti, sta ad indicare il tratto della colonna vertebrale composto dalle prime 7 vertebre, mentre con il termine cervicalgia indichiamo un disturbo muscoloscheletrico di quella zona che colpisce 7 persone su 10.

Il sintomo principale è certamente il dolore al collo ma questo può associarsi a nausea, mal di testa, vertigini, dolore alle spalle o alle braccia.

Il rachide cervicale, così possiamo chiamarlo nel complesso, è la perfetta sincronia tra le prime 7 vertebre cervicali, le prime 4 dorsali, la base del cranio, la mandibola, l’osso ioide, le prime tre coste, lo sterno e le clavicole. Avete capito bene, 24 ossa! Se vi sembra un numero importante, beh, aspettate che vi parli della componente muscolare! 36 sono soltanto i muscoli più grandi senza contare i tantissimi muscoli paravertebrali.

Ogni alterazione a uno di questi piccoli protagonisti può essere causa di disturbi o dolori.

Siamo quindi destinati a dover soffrire di cervicalgie?

No! Il nostro corpo sa come compensare per trovare nuovi equilibri e con la giusta sequenza di esercizi la sintomatologia può regredire.

Ci tengo a sottolineare che parliamo della sintomatologia, dell’infiammazione o della tensione muscolare che causa spesso il dolore acuto: lo stato patologico richiede, infatti, trattamenti più mirati.

Quali sono i fattori predisponenti?

Spesso abbiamo come unico obiettivo quello di capire cosa abbiamo e solo dopo ci interessa il perché. Il fisioterapista cerca di capire le cause che portano ad effettuare una diagnosi più che la diagnosi stessa.

Nel caso della cervicalgia la diagnosi è spesso multifattoriale e l’inquadramento del problema complesso.

Quali sono quindi i fattori che predispongono al dolore cervicale?

La sedentarietà è il primo fattore, a cui seguono postura scorretta, attività sportive o lavorative che sovraccaricano il tratto, stress ed emotività negativa.

Aggiungo anche l’uso di dispositivi non adatti come ad esempio cuscini troppo alti e la meteorologia. Questi li ho aggiunti per ultimi perché la loro incidenza come causa primaria è quasi nulla; spesso, infatti, possono stimolare o incrementare il sintomo in presenza di un problema già cronico.

Tutti questi fattori inducono uno stress che crea una tensione muscolare da sovraccarico che, protratta nel tempo, può limitare le capacità adattive del nostro corpo. In questa lista ci sono certamente alcune cose su cui si può fare prevenzione. E’ su questa tensione e sulle sue cause che gli esercizi e l’autotrattamento trovano risultati.

La tensione muscolare che innesca il dolore cervicale può essere scatenata da cause di diversa natura: 4 sono le cause principali. Il meccanismo traumatico, quello meccanico, il metabolico e quello neurologico.

Noterete che in questa nomenclatura non ci sono la vostra ernia, la discopatia, l’artrosi cervicale… Ricordate che queste sono le conseguenze del problema e non le cause.

Quali sono i sintomi più comuni?

Come anticipato in precedenza: il dolore cervicale, la rigidità del collo, cefalee, vertigini, nausea, spossatezza e acufeni.

Quando il dolore si irradia dal collo alla spalla e lungo tutto il braccio si parla di cervicobrachialgia che spesso provoca anche parestesie, formicolio, quindi alterazioni della sensibilità. Questi sintomi sono dovuti a un’irritazione o compressione del nervo frequente nell’ernia.

Come la trattiamo?

Il trattamento farmacologico purtroppo (o per fortuna) non risulta essere quello più efficace. Questo, infatti, può attenuare o far scomparire i sintomi per qualche ora per poi rivederli comparire. Questo perché i farmaci agiscono sul sintomo, ma non sulla causa che sta scatenando il problema.

Quello che succede e che il nostro corpo fa in caso di dolore è creare una situazione di blocco e ipomobilità.

Quello che ha senso fare è mettere in atto un progetto riabilitativo con esercizi ben precisi che hanno lo scopo di ricreare movimento nelle zone che hanno perso mobilità, allungare la muscolatura e rinforzare i muscoli deficitari per ricreare l’equilibrio di cui parlavamo all’inizio.

Hai ritrovato in queste righe i tuoi sintomi o la tua problematica? Rivolgiti a un fisioterapista per iniziare il tuo percorso!

Redatto in via esclusiva per il portale Voglio Essere Me.