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Una relazione che finisce per volontà non condivisa può impattare nell’intimo del partner che la subisce come un lutto, con tutte le sue specifiche fasi: incredulità, negazione, rabbia, sofferenza.
Si arriva all’accettazione dopo un tempo non definibile e solo in quest’ultima fase, si attivano risorse che permettono di ritrovare un equilibrio e una qualità di vita soddisfacente.
Spesso la separazione subita viene vissuta come abbandono, rifiuto, “una cattiveria” assumendo un significato traumatico, con specifici segnali:
• Difficoltà di concentrazione;
• Disturbi del sonno;
• Disturbi somatici legati all’ansia, attacchi di panico;
• Disturbi dell’umore con manifestazioni depressive, di disperazioni e difficoltà di pensare al futuro.

Queste reazioni, se protratte nel tempo, possono compromettere anche la sfera sociale e professionale dell’individuo, pertanto, quando il sostegno degli amici non è più sufficiente ad alleviare il disagio emotivo e psicofisico, è fondamentale chiedere aiuto ad un professionista.

Nei casi in cui i ricordi traumatici diventano perturbanti e ricorrenti, uno dei metodi terapeutici più efficaci è l’EMDR (“Eye Movement Desensitization and Reprocessing”) che nasce proprio come strumento terapeutico per favorire l’elaborazione delle esperienze traumatiche.

Nell’EMDR si dice che i ricordi traumatici, nella fattispecie quelli riferiti alla fine della relazione affettiva (la comunicazione della scelta del partner di chiudere la relazione, la scoperta di un tradimento, una sparizione improvvisa, etc) vengono immagazzinati in memoria in modo particolare: il ricordo viene “congelato” nella sua forma ansiogena originale ovvero, nello stesso modo in cui è stato vissuto e continua a condizionare in senso patologico il funzionamento della persona che ha subito la separazione, vissuta spesso come abbandono.

La tecnica EMDR applica i movimenti oculari da destra/sinistra all’immagine traumatica (per esempio l’immagine peggiore del momento in cui il partner comunica la volontà di separarsi), alle convinzioni negative legate a essa (“Non vado bene” o “Non valgo”) e al disagio emotivo e fisico del paziente (tristezza e paura percepite a livello fisico come nodo alla gola e peso al petto).
La stimolazione bilaterale, generando una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali (destro e sinistro) e le connessioni della rete neuronale dove vengono immagazzinate le informazioni delle esperienze, facilita la rielaborazione del vissuto traumatico, fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. L’esperienza della separazione, una volta rielaborata, potrà essere utilizzata in modo costruttivo e integrata in uno schema cognitivo ed emotivo più positivo e propositivo. Questo significa che i ricordi traumatici vengono “desensibilizzati”, ovvero perdono la carica originale di sofferenza e si attiva una ristrutturazione cognitiva che consente di percepirsi come validi e capaci di nuova progettualità.

 

Redatto in via esclusiva per il portale Voglio Essere Me.

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